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Gender Equality nel 2021

A che punto siamo? Tante parole ma pochi fatti concreti. 

Con tutte le battaglie che il femminismo ha portato avanti, siamo tentati di credere che, nel 2021, uomini e donne abbiano pari opportunità.

Purtroppo non è così.

Se qualche passo in avanti è stato fatto, rispetto a quando alle donne non era neppure concesso di lavorare, per contribuire al benessere finanziario della famiglia, tuttavia siamo lontani da una parità di fatto.

In particolare, chiacchierando con alcune colleghe ho scoperto che le donne consulenti devono spesso combattere azioni e parole discriminatorie o fingere di avere più anni ed esperienza per essere prese in considerazione.

In generale, le donne vengono pagate meno a parità di ruolo e competenza: ciò significa che, avendo mediamente un’aspettativa di vita più lunga e usando parte del proprio tempo per crescere i figli, una donna è svantaggiata per ciò che riguarda gli investimenti, e quindi benessere e indipendenza finanziarie.

L’Italia, in questo campo, ha ancora molto da imparare. A cominciare dagli stipendi. 

A dicembre 2016 l’Istat ha pubblicato la sua prima analisi sulla variabilità delle retribuzioni nel settore privato, basata sui dati del 2014. Ne emerge che la media della retribuzione oraria delle donne è di 13 euro, contro i 14,8 degli uomini: il differenziale è del -12,2 per cento. 

Un range che si allarga quando il titolo di studio è più alto: una donna laureata in media percepisce 16,1 euro l’ora, contro i 23,2 di un uomo laureato. 

Possiamo tirare un parziale sospiro di sollievo se consideriamo il fatto che, sul totale dell’economia, il gender pay gap italiano è tra i più bassi d’Europa. Ma questo dato nasce da una media tra il pubblico (che garantisce molta più equità) e il privato (dove si concentrano maggiormente gli squilibri).

È giunto il momento che qualcosa cambi! 

Le donne sono meno competenti degli uomini in finanza?

Assolutamente, no, anzi!

Sono ormai numerosi gli studi che hanno messo in evidenza che le donne, mediamente, performano da 1 a 2 punti percentuali in più rispetto agli uomini!

Questo avviene sia tra le consulenti finanziarie nei confronti dei portafogli dei clienti, sia tra le donne che gestiscono fondi e portafogli!

Nel settore finanziario è noto come le aziende con donne al vertice hanno performance economiche e finanziarie migliori perché rispondono alla crescente sensibilità, da parte degli investitori di tutto il mondo, nei confronti delle istanze Esg (ambiente, società e governance). 

Per non parlare della naturale predisposizione all’empatia che le porta a saper ascoltare e comprendere le esigenze dei clienti in modo più approfondito e partecipativo! 

Tant’è che, secondo me, a fare la differenza anche sul piano delle performances sono proprio le loro soft skill!

Le abilità basate sulla genitorialità, infatti, rappresentano solo alcune delle competenze chiave che sarebbero valutate positivamente da qualsiasi azienda che assume o datore di lavoro.

Ve ne elenco alcune:

Ricerca e risoluzione dei problemi

C’è una scienza nella genitorialità che non viene insegnata nella maggior parte delle Università. I neo genitori, quindi, devono fare le proprie ricerche. Le nuove mamme devono vagliare le guide genitoriali e cercare risposte ai problemi unici che incontrano. 

Le mamme possono applicare le loro incredibili capacità di ricerca e sviluppo a qualsiasi posizione lavorativa. Imparare a lanciare una campagna di marketing, dopotutto, non è completamente diverso dall’imparare ad “addestrare” un bambino al vasino. 

Se hai la capacità di capire tuo figlio, allora sei qualificato per collaborare con clienti e partner. Rispetto alla dentizione, i progetti di lavoro sono un gioco da ragazzi.

Gestione del tempo

Chi può svolgere 28h di lavoro in 24h al giorno? Le mamme! Le mamme sono responsabili al 100% della cura dei propri figli e spesso sono in inferiorità numerica. Quando le cose vanno male, le mamme possono rivalutare e riorganizzarsi molto rapidamente. Sono persone intraprendenti, ma sono anche realistiche. 

I datori di lavoro sono sempre alla ricerca di nuove risorse con queste competenze.

Capacità organizzative

La casa di una famiglia indaffarata è come l’ufficio di un’azienda impegnata. Le mamme sono i gestori delle loro case e devono assicurarsi che tutti i suoi dipartimenti funzionino correttamente. Le mamme supervisionano i piani alimentari, la manutenzione e la pulizia della casa, le attività dei bambini, l’istruzione e molto altro ancora. Tenere tutte queste palle in aria non è diverso dal destreggiarsi tra un elenco di clienti o coordinare un evento aziendale. 

Comunicazione

Le capacità di comunicazione sono molto richieste. Anno dopo anno, i datori di lavoro sono delusi dalla folla di giovani laureati, che non riescono a scrivere un’email coerente o a digerire i punti chiave di una riunione. Le mamme, invece, sono comunicatrici esperte. Possono passare da argomenti molto semplici (spiegazione di un libro di fiabe) ad argomenti molto complessi (discutere dei progressi di un bambino con un insegnante). 

Le mamme comprendono l’importanza di istruzioni chiare e non lasciano i loro pensieri aperti all’interpretazione.

Insegnamento, supervisione, gestione delle risorse umane

I bambini sono come i colleghi. Possono seguire le istruzioni ma amano anche divertirsi. Dopo anni di pratica, le mamme hanno imparato a riportare i bambini verso un buon comportamento ed esercizi produttivi. Le mamme sanno anche che bambini diversi hanno bisogno di diversi livelli di guida. Hai mai insegnato a un bambino in età prescolare ad allacciarsi le scarpe, aiutato un bambino di terza media con l’algebra o dato lezioni di guida a un adolescente? Le mamme fanno queste cose tutto il tempo. Devono insegnare, supervisionare e motivare persone di tutte le età. 

Questo tipo di negoziazione è un’abilità inestimabile.

Dedizione e affidabilità

Nel mercato del lavoro odierno, si parla molto di “proprietà”. I datori di lavoro vogliono assumere persone che si dedicheranno al lavoro da svolgere e siano orgogliosi del risultato. Le mamme sono le candidate perfette per questa sfida. Capiscono la responsabilità meglio di chiunque altro. 

Il loro tempo è troppo prezioso per sprecarlo in sforzi inutili.

Gestione del budget e delle spese familiari

Le donne controllano il 30% circa del patrimonio privato familiare; il 70-80% delle decisioni di acquisto -in America e in Europa- sono prese proprio dalle donne di casa.

Sarà per questo che i benefici economici della parità di genere si riflettono poi anche in modo qualitativo sia nel mondo delle politiche che in quello del business. 

La qualità, infatti, migliora sotto molti aspetti: le donne sono qualificate almeno quanto gli uomini (istruzione) e spesso hanno titoli superiori, sono meno corrotte, più responsabili e meno assenti.

L’equità di genere fa bene alla società, ai diritti e anche alle imprese: quando ci sono donne al vertice, le performance sui mercati migliorano.

È quanto emerge dallo studio CS Gender 3000, pubblicato dall’Istituto di Ricerca di Credit Suisse.

I ricercatori partono da un database di oltre tremila società con sede in quaranta Paesi diversi. 

Per ciascuna di esse, prendono nota di quante siano le donne al vertice nei ruoli di amministratore delegato, direttore finanziario, direttore operativo e dei servizi condivisi.

Il quadro che ne emerge è netto: quando c’è diversità di genere all’interno dei ruoli dirigenziali, le performance finanziarie sono migliori e le quotazioni sui mercati azionari sono più alte.

È stata trovata una correlazione positiva tra la presenza di donne al vertice e capitalizzazione di mercato: nelle aziende più piccole, tendenzialmente, c’è meno diversità di genere.

Ancora più interessanti sono i dati finanziari.

Nel 2013 il return on equity delle aziende che hanno almeno una donna in consiglio di amministrazione si è attestato su una media del 12,2 per cento, a fronte del 10,1 per cento di quelle in cui manca la rappresentanza femminile.

Si tratta di uno dei più diffusi indici che calcolano i risultati economici di un’azienda e si ottiene rapportando il reddito netto al capitale netto. Le cifre sono eloquenti anche esaminando le performance azionarie delle aziende globali più grandi (vale a dire quelle con una capitalizzazione di mercato superiore ai 10 miliardi di dollari): quelle che hanno almeno una donna in Cda mediamente “staccano” le altre di 26 punti percentuali.

Tuttavia, pur essendoci donne che ricoprono posizioni di vertice nell’industria del Wealth Management, continua ad esserci un gap di genere in ambito finanziario.

Quello che penso?

Che la strada sia ancora lunga, nonostante le normative, perché la legge, seppur necessaria, non è sufficiente a modificare le cause del gender gap che ancora oggi, nel 2021, sussiste in Italia (e nel mondo).

Perché il problema è culturale.

I pregiudizi sono radicati nel nostro tessuto sociale.

E, come ogni problema, va estirpato alla radice affinché si produca un reale cambiamento: l’educazione dei nostri figli è il terreno fertile da cui partire.

Il resto sono palliativi.

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