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Effetto Pigmalione: quanto le aspettative incidono sui risultati?

Ti è mai capitato di percepire che meriteresti di più nel tuo ambiente di lavoro? Hai mai avuto il sospetto che il tuo potenziale sia superiore rispetto a quello che i tuoi manager ti riconoscono? Hai mai avuto l’impressione di non sentirti apprezzato anche se interiormente sai che vali?

Se queste dinamiche ti suonano familiari, ti consiglio di leggere questo articolo perchè oltre a farti comprendere come “funzioniamo” a livello psicologico, potrebbe offrirti degli spunti di riflessione interessanti e, magari, metterti sulla strada del cambiamento.

Ti voglio raccontare una storia vera, la storia di un esperimento fatto da uno psicologo tedesco e professore di psicologia ad Harvard di nome Robert Rosenthal.

Rosenthal e il suo team di ricercatori distribuirono dei test psico attitudinali ad alcuni alunni di una scuola elementare di San Francisco e misurarono il QI a ciascuno di loro.

In seguito informarono gli insegnanti sui “risultati” ottenuti dai test, dichiarando quali studenti avevano migliori skills e attitudini allo studio.

In realtà, bada bene, Rosenthal non fornì i risultati reali dei test ma formulò delle analisi casuali su ciascun alunno! Quello che emerse, a distanza di un anno, è che i bambini a cui erano state attribuite qualità superiori in termini di capacità di apprendimento, erano di fatto quelli con i voti più alti e con le prestazioni migliori.

Ma com’era possibile, se di fatto i dati forniti agli insegnanti erano puramente casuali e non rispecchiavano realmente attitudini migliori?

Fu possibile perché gli insegnanti, convinti che alcuni studenti fossero davvero migliori di altri su base psico-attitudinale, iniziarono a trattare in modo diverso e secondo le loro aspettative i loro alunni. In parole semplici, da chi era stato etichettato come “migliore” ci si aspettava il meglio, mentre da chi era stato etichettato come “peggiore” non ci si aspettava nulla o il peggio.

L’intento di Rosenthal era proprio quello di dimostrare l’impatto e la potenza delle aspettative sui risultati che ne conseguono. Questo fenomeno venne chiamato Effetto Pigmalione, dal nome del personaggio mitologico che grazie alla forza della sua stessa suggestione vide la statua creata con le sue stesse mani prendere vita.

Ora, quello che interessa a noi è comprendere come le suggestioni e le aspettative che noi ci creiamo, così come quelle che subiamo dagli altri, non sono “neutre” bensì comportano una serie di modificazioni negli atteggiamenti e nelle azioni sia nostre che altrui, e quindi incidono sulle prestazioni e sui risultati.

Nello specifico, se un tuo responsabile si convince che tu non hai determinate skills e che non potrai mai ottenere ottimi risultati, egli ti tratterà di conseguenza, reiterando in te la convinzione di non essere all’altezza dei tuoi obiettivi e di non poter migliorare o agire diversamente.

Sì perché l’effetto Pigmalione è una vera e propria profezia che si autoavvera, sia in senso positivo che in senso negativo.

Ma quali sono le conseguenze pratiche di tutto ciò?

Beh, a poco a poco ti convincerai che non vali abbastanza o non meriti di raggiungere determinati risultati, vincere determinate sfide, guadagnare quanto avresti voluto, tagliare i traguardi e i successi per cui tanto ti sei impegnato, acquisire i clienti che avresti voluto.

Ti suona familiare?

Viceversa, se i tuoi mentori e le tue guide a scuola, nello sport, in ufficio nutriranno aspettative positive e fiducia nelle tue risorse e abilità, riusciranno a trasmetterti questa fiducia di fondo attraverso il loro comportamento e le loro azioni facendo sì che, a tua volta, le tue azioni godano di maggior autostima e senso di potere personale. Il risultato? Le probabilità che tu raggiunga i tuoi obiettivi e la soddisfazione personale aumenteranno esponenzialmente, creando un circolo virtuoso per cui le aspettative degli altri sulle tue capacità e il tuo operato saranno positivamente rinforzate.

Ti è capitato di partire entusiasta con un progetto o una trattativa, ma poi esserti adagiato su risultati inferiori alle tue capacità, confermando paradossalmente che hai quello che ti meriti e non puoi aspirare ad ottenere più prestigio, più riconoscimento, più ambizioni?

Non è una novità che nel mondo della consulenza finanziaria, come anche nel mondo del business in generale, consulenti a parità di intelligenza e studio raggiungano risultati anche molto diversi tra loro. Io non credo nel mantra giustificatorio e reattivo che si tratti di fortuna e sfortuna. Credo senza dubbio che l’impegno, la determinazione e la proattività facciano sempre la differenza, ma credo anche nell’importanza del ruolo che un manager esercita sui consulenti che coordina. Se il manager che dovrebbe spronarti a raggiungere i tuoi obiettivi è il primo a non credere in te, ora hai capito perché ciò influenza in modo determinante il raggiungimento delle mète che ti sei prefissato. Viceversa, se anche ti manca qualche base, ma hai la fortuna di trovare un manager che nutra aspettative positive su di te e sappia dimostrartelo accordandoti fiducia, motivazione e formazione, hai trovato “un tesoro”.

Un buon manager è prima di tutto qualcuno che sappia fare mentoring, qualcuno che quando cadi è pronto a dirti che gli errori sono solo l’altra faccia del successo, che il vero fallimento è non provarci. Un vero manager è qualcuno che prima di te è caduto e si è rialzato ed ha compreso che le abilità che fanno la differenza possono essere allenate e spronate; che la costanza e l’impegno valgono più del talento, sulla lunga distanza. Un grande manager sa che la fiducia che ripone nei suoi consulenti è più preziosa e fruttuosa di qualunque file di statistiche e di qualunque budget assegnato.

Quello che mi preme che tu sappia è che non è mai troppo tardi per migliorare la qualità della propria vita e del proprio lavoro, o cambiare la rotta qualora ci si accorga di andare nella direzione sbagliata. Per questo, il mio consiglio spassionato è di lavorare sodo per mettere a frutto il tuo potenziale, ricordandoti però anche di cercare (e trovare) chi sappia valorizzarlo al meglio.

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