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Aumento dell’inflazione. Riduzione degli stimoli monetari. Aumento dei tassi.

Come riallocare il portafoglio di fronte ai nuovi scenari?

L’andamento dell’inflazione nei principali paesi sviluppati sta cominciando a destare le prime preoccupazioni sui mercati finanziari. Per quanto dalle banche centrali si sia alzata la voce univoca che i picchi di inflazione che stiamo vedendo in questo periodo siano transitori, sui mercati finanziari stiamo assistendo negli ultimi mesi ad un aumento dei tassi sulle scadenze più lunghe, segno che gli investitori desiderano avere un maggior rendimento a fronte del rischio di aumento dell’inflazione. Inoltre, il buon andamento dell’economia mondiale porterà le banche centrali ad una graduale riduzione degli stimoli monetari attivati per rivitalizzare l’economia in era covid e un probabile aumento dei tassi: negli Stati Uniti sono ben 3 quelli attesi per la seconda parte dell’anno prossimo, mentre in Europa c’è maggiore prudenza. La maggiore determinazione della banca centrale americana in tal senso è il motivo che giustifica il forte apprezzamento del dollaro sull’euro delle ultime settimane. 

Cosa deve fare il risparmiatore?

Dopo oltre 25 anni di tassi in continuo calo, possiamo trovarci di fronte a un sostanziale cambiamento di trend sui mercati obbligazionari: che modifiche fare quindi al portafoglio? In una situazione di tassi in aumento occorre evitare le scadenze obbligazionarie più lunghe: semplificando il risparmiatore deve essere conscio che ogni aumento di un 1% sui rendimenti di una obbligazione a 10 anni, comporta un calo del prezzo del titolo di circa il 10%. In ambito obbligazionario occorre quindi privilegiare le scadenze brevi, per riposizionarsi su scadenze più lunghe quando i rendimenti diverranno più appetibili.

Dove quindi allocare i propri risparmi alla ricerca di rendimento

L’azionario globale non può mancare nei portafogli costruiti per il lungo termine. In questo contesto più che privilegiare un’area geografica, suggerirei una leggera sovra esposizione su trend di lungo periodo (tecnologia, infrastrutture, energia pulita, biotecnologia) a cui aggiungere una piccola percentuale di esposizione alle società italiane medio piccole, vere multinazionali tascabili e leader nel settore di appartenenza. Tatticamente avrebbe senso anche una esposizione sul settore bancario, che in una fase di tassi in aumento potrebbe beneficiare dell’aumento dei margini così come dell’oro che potrebbe proteggere nel caso l’inflazione dovesse sfuggire di mano alle banche centrali. Tutte le idee di investimento sono facilmente implementabili anche per piccoli importi sia con fondi comuni specializzati che con ETF quotati sul mercato. 

Al di là dell’allocazione attuale del portafoglio, ricordo sempre agli investitori che ogni investimento presuppone a monte una pianificazione finanziaria e patrimoniale di lungo periodo, che porti alla successiva costruzione di uno o più portafogli (in funzione degli obietti di investimento da raggiungere) che siano in linea con il proprio profilo di rischio e gli orizzonti temporali.

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