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Sei uno sportivo professionista? Investi nella pianificazione del tuo futuro!

Non è certamente una novità che attori, atleti e rockstar, dopo il picco di successo e guadagni siano passati dalle “stelle alle stalle”. D’altra parte, ho l’impressione che esempi di questa “caduta” stiano aumentando negli ultimi anni, o forse ad aumentare sono le testimonianze di un trend che c’è sempre stato.

In particolare, nel mondo dello sport, da quando soprattutto certe tipologie di atleti hanno iniziato a guadagnare cifre stellari, è diventato di pubblico dominio il problema di organizzare strategicamente i guadagni al fine di non cadere nella tentazione di farli evaporare in lussi e vizi proibitivi. É un segreto di Pulcinella che soprattutto molti calciatori, ma non solo, si siano trovati in difficoltà una volta che le entrate diminuivano o si azzeravano, ma il tenore di vita continuava ad essere elitario.

Negli Stati Uniti, ad esempio, molti giocatori della National Football League cominciano a trovarsi in difficoltà già il secondo anno dopo il ritiro ed entro 12 anni dall’aver appeso le scarpe al chiodo un 16% di loro è in bancarotta.

Esempi di una cattiva gestione del patrimonio ci sono anche in categorie sportive diverse, un esempio tra tutti è Mike Tyson, che nella sua carriera di pugile professionista aveva incassato 400 milioni di dollari, per poi dichiarare di non averne più mezzo pochi anni dopo essersi ritirato.

Tornando in Italia, sono diversi i casi in cui ex atleti  e allenatori a livello professionistico versano in difficoltà economiche per non aver avuto l’abilità o la possibilità di pianificare in modo oculato e mirato i propri risparmi, come quelli di Fabio Macellari e Massimo Giuliani che sono solo gli ultimi di una lunga serie. E onore a loro di essersi rimessi in gioco trovando un lavoro dignitoso. Che dire poi di Saphir Taider (ex Inter e Bologna), calciatore ancora in attività, che di fronte al mancato pagamento degli stipendi lamenta l’impossibilità di pagare l’affitto di casa e le rette scolastiche dei figli?

Non sembra essere innato, dunque, l’istinto di implementare una strategia di risparmio, forse anche perché il mondo degli investimenti e dell’educazione finanziaria è, soprattutto in Italia, appannaggio di pochi, troppo pochi.

Non lo ripeterò mai abbastanza ed è una “crociata” sia personale che professionale la mia: l’Italia è un Paese finanziariamente analfabeta e ciò ricade sia a livello della società (e delle opportunità di crescita che quindi le restano precluse), sia dei singoli per cui i poveri restano poveri e i ricchi lo diventano ancora di più.

L’intento di articoli come questo è anche di far emergere negli atleti, ancora in attività, l’esigenza di farsi affiancare da un professionista esperto che possa supportare nella pianificazione patrimoniale del proprio futuro e di una vita dignitosa per sé e per i propri cari.

Nella fattispecie, ritorniamo alla casistica degli sportivi di professione, che potremmo definire “grossi accumulatori di reddito fino ad una certa età”. Al di là del tipo di successo o del calibro del compenso annuo, ciò che distingue gli atleti professionisti da altri grossi accumulatori di reddito, come cantanti o attori famosi, è, infatti, la durata “a scadenza” della loro carriera. Per quanto il tuo stile libero sia impeccabile, i tuoi goal siano momenti di pura emozione e la tua schiacciata sia poesia, potrai giocare a livelli competitivi fino a che il tuo corpo (e la tua mente) reggeranno il ritmo: nella maggior parte dei casi non oltre i 35/40 anni d’età.

Se avrai guadagnato molto e sperperato altrettanto, cosa ti resterà per gli anni a venire? Come pagherai gli studi dei tuoi figli? Come manterrai la tua famiglia?

Una bassa educazione finanziaria e il lasciarsi andare ai piaceri immediati, senza pianificare le proprie finanze rischia di sfociare nella triste vicenda della Cicala nella favola di Esopo “La cicala e la formica”, quella del circolo vizioso tra bancarotta, vergogna e autocommiserazione.

Sebbene, infatti, sia umanamente comprensibile e psicologicamente spiegabile che tanti soldi tutti insieme diano “alla testa”, è pur vero che ad uno sguardo più lucido, i rischi di non affidarsi ad una figura competente come un consulente patrimoniale che aiuti a progettare una strategia di risparmio e implementi una modalità efficace di gestione del denaro sono di gran lunga superiori ai benefici che si possono trarre da un uso edonistico del proprio reddito.

Imparare a gestire le proprie entrate, tuttavia, non significa condurre una vita monastica, bensì saper dosare spese (e piaceri) e risparmi in modo da implementare una ragionata pianificazione patrimoniale in vista del futuro e per la sicurezza economica propria e dei propri figli.

Pianificare non significa solo risparmiare, ma anche investire. Sono sempre più numerosi gli sportivi che a fine carriera iniziano a crearsi un side business, a investire in aziende o progetti o ad utilizzare il proprio network per crearsi nuove opportunità di guadagno.

Il punto è che, come il diavolo sta nei dettagli, anche la probabilità di scommettere sull’investimento sbagliato, vuoi per inesperienza, vuoi per consigli poco affidabili, è dietro l’angolo.

Pertanto, se da un lato, è assolutamente irrazionale e potenzialmente dannoso lasciare al caso la “fortuna” guadagnata negli anni, dall’altro è importante scegliere in modo oculato come gestirla e a chi rivolgersi per operare in sicurezza e ottimizzare i risultati.

Il vantaggio di rivolgersi ad un consulente patrimoniale è di poter architettare il proprio futuro finanziario ed, eventualmente, imprenditoriale con la certezza di essersi affidati ad un professionista esperto nella protezione, gestione e trasmissione di grandi patrimoni.

Proprio per la strategica importanza di questa figura, sono dell’idea che sia meglio investire tutto il tempo necessario a cercare e conoscere il professionista che fa al caso proprio, e questo perché è importante che il rapporto consulente-cliente sia basato sulla fiducia e sul rispetto reciproco per poter durare nel tempo ed essere altamente proficuo.

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