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Quanto costa realmente investire?

Una guida esemplificativa per approcciare ai costi IMPLICITI dei vostri investimenti

Comprendere il costo reale di un investimento non è cosa facile.

Nel caso dei fondi d’investimento, ad esempio, la commissione di gestione, infatti, è solo una delle componenti di spesa.

Ci sono, poi, altre voci tra cui:

  • Le commissioni di incentivo o di performance;
  • Le commissioni di negoziazione titoli;
  • I costi per la banca depositaria;

 

La “parcella” più o meno occulta trattenuta dagli intermediari (Banche, SIM, Compagnie Assicurative) erode in alcuni casi buona parte del rendimento dell’investitore.

Comprendere i diversi aspetti legati alle spese da sostenere quando si parla di investimenti non è così immediato e, pertanto, potrebbe essere più agevole affidandosi al consiglio di un consulente esperto e super partes. 

Ti spiego il perché

In primo luogo perché ci sono a disposizione una moltitudine di prodotti o servizi: fondi comuni, gestioni patrimoniali, prodotti d’investimento assicurativi, ecc. 

In secondo luogo perché il costo non è sempre reso evidente, ma spesso è sommerso in documenti complessi e di non immediata comprensione.

In più la voce che comprende tutti questi costi non è solo una, ma sono diverse: commissioni di gestione, di performance, di entrata/uscita, amministrative, e così via.

Per l’investitore privato, valutare da solo tutti questi elementi, non è semplice. 

Inoltre, quando chi consiglia l’investimento non è esclusivamente al servizio del cliente, ma ha un interesse diretto nella vendita del prodotto d’investimento, le informazioni riguardanti tutti i costi effettivi possono essere ancora più difficili da reperire.

Tali costi, che in gergo assicurativo (per complicarne maggiormente la comprensione), sono definiti “caricamenti”, inoltre, sono variabili e da valutare con attenzione perché la loro incidenza sul risultato finale di un investimento supera di gran lunga l’intuito e, credimi, qualche volta anche l’immaginazione. 

Consideriamo, per esempio, il caso di un fondo comune d’investimento, uno dei veicoli di investimento più diffusi e, a onor del vero, meno onerosi e più trasparenti. 

Questo strumento espone a costi espliciti e a costi impliciti:

I primi sono direttamente a carico del sottoscrittore, sufficientemente trasparenti e sono quindi quantificabili con precisione. Si tratta, in sostanza, delle commissioni di ingresso o di uscita.

I costi impliciti sono a carico del fondo stesso ed incidono, pertanto, sul risultato di gestione. Sono difficili da quantificare con precisione se non analizzando con attenzione il prospetto informativo.

Ecco i principali:

  • Commissioni di gestione. Variano di solito dallo 0,30% dei fondi monetari, all’1,50% dei fondi obbligazionari, al 2% dei fondi azionari. Ma non è raro trovare anche dei fondi con commissioni superiori al 2%. Servono a remunerare sia la società di gestione (per scelta dei titoli), sia il collocamento (consulenti finanziari, addetti allo sportello ecc). e la successiva assistenza.
  • Spese di banca depositaria. Quantificabili in circa lo 0,10%. Servono a remunerare la società che ha in custodia i titoli del fondo e che verifica che le operazioni decise dal gestore siano conformi ai regolamenti.
  • Spese amministrative. Calcolo del valore della quota del fondo.
  • Commissioni di performance. Variano in relazione al rendimento ottenuto, e quindi è impossibile quantificarle a priori. 
  • Costi di compravendita dei titoli. Impossibili da conoscere con precisione, rappresentano le commissioni pagate dal fondo agli intermediari finanziari. Si possono stimare nell’ordine dello 0,20–0,30% l’anno.

 

Pensa che per un risparmiatore che possiede un patrimonio investito di 250’000 Euro i costi degli investimenti sono, mediamente, la prima voce di spesa del bilancio familiare, prima ancora della spesa per prodotti alimentari (dati ISTAT e Banca d’Italia).

Cercherò ora di darti un’idea chiara di cosa siano questi costi con un esempio.

Supponiamo di avere investito in un fondo obbligazionario.

Esso contiene titoli obbligazionari, i quali generano un rendimento, sia con il proprio flusso cedolare sia con la variazione del prezzo di mercato.

Quanto di questo rendimento metterai direttamente in tasca?

“Facile”: il rendimento dei titoli meno tutti i costi.

Se il rendimento complessivo di questi titoli nel corso di un anno fosse, ad esempio, lo 1,5% ed i costi ammontassero, ad esempio, allo 0,8% il rendimento che otterrai dal fondo sarebbe lo 0,7%.

Quali sono questi costi? Proviamo a scomputarli:

  1. I  costi di amministrazione del fondo (costituzione, contabilità, certificazione, contributo di vigilanza, ecc.).
  2. I costi che il fondo sostiene per acquistare o vendere quei titoli (questi vanno al soggetto che fa le operazioni, non di rado una società “sorella” o “cugina” della società di gestione).
  3. I costi di gestione del fondo perché la società di gestione opera, naturalmente, per generare un utile. Deve inoltre remunerare le banche o le reti che distribuiscono il fondo stesso (le quali quasi sempre incamerano la parte maggiore delle commissioni di gestione).
  4. Le eventuali commissioni di performance (che meriterebbero un approfondimento a parte).
  5. Eventuali prelievi una tantum a fronte della sottoscrizione del fondo o del suo riscatto (commissioni di ingresso e di uscita).
  6. Si aggiungono ulteriori costi (non uguali ma per vari aspetti simili ai precedenti) se poi il fondo non lo deteniamo direttamente ma tramite un prodotto assicurativo.

Da quanto sopra indicato capirai perfettamente come i costi (soprattutto quelli impliciti) sono uno dei parametri da valutare con attenzione quando ti viene proposto un investimento.

MiFID 2: informativa su costi e oneri

Recentemente la normativa Mifid 2 ha introdotto l’obbligo, per banche e reti di consulenti finanziari, di inviare ai propri clienti un rendiconto dei costi ex post, cioè di tutti i costi trattenuti sugli investimenti nel corso dell’anno precedente.

Tutte le banche e le reti presso cui hai fatto investimenti devono infatti consegnarti un prospetto che presenti, in modo semplice e chiaro (prescrive la normativa) in percentuale ed in valore assoluto, tutti i costi che hanno gravato sugli investimenti stessi nel corso dell’anno solare precedente. Tale prospetto è da inviare entro il 30 aprile di ogni anno.

Perché è importante? 

Perché è il documento che ti sintetizza quanto “costano” i tuoi investimenti.

L’innovazione principale introdotta da MiFID 2 consiste nell’obbligo, per la banca o l’intermediario a contatto diretto con l’investitore finale, di rappresentare non solo i costi che esso applica. ma tutti i costi che gravano sull’investitore (TU) anche se applicati da altri soggetti a monte, ossia da chi realizza i singoli pezzi o fornisce i singoli servizi che la banca o l’intermediario hanno utilizzato per realizzare il prodotto.

Gli intermediari non sono apparsi particolarmente solerti nell’adempiere all’obbligo. I costi, infatti, vanno in buona misura a remunerare gli intermediari stessi e molti temono che la loro “esplicitazione” possa mettere in crisi il rapporto col cliente.

Va detto anche, con grande sincerità e chiarezza, che eliminare completamente questi costi è impossibile. 

Nessuna attività lavorativa è senza costi e, nella fattispecie, nessun tipo di investimento lo è: non lo è quello finanziario così come quello immobiliare, né quello in beni fisici né quello in generiche attività economiche.

I costi vanno però conosciuti, in modo da rendersi conto se il servizio che si ottiene dal proprio intermediario sia all’altezza dei costi sostenuti.

La rendicontazione obbligatoria prevista da MiFID 2 vuole essere un aiuto a farlo.

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